Comune di San Quirico d'Orcia Parco della Val d'Orcia
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Horti Leonini

GLI HORTI LEONINI DI SAN QUIRICO D’ORCIA

 

La presenza degli Horti Leonini in San Quirico d’Orcia è con ogni probabilità da collocare nell’ambito di quella politica di ricostruzione attuata dal granducato di Firenze dopo la lunga guerra che era culminata con la caduta della repubblica di Siena nel 1558.

I giardini furono infatti voluti e realizzati da Diomede Leoni contestuamenente al restauro delle antiche mura rovinate nel corso della guerra, come si evince dal carteggio tenuto dall’allora governatore di Siena monsignor Lattanzi con il granduca Francesco de’Medici al quale si chiede di intervenire finanziariamente per i lavori effettuati in San Quirico. Il Lattanzi, in una lettera datata 8 novembre 1581, scrive che “dentro alla detta Terra nostra di San Quirico, già molto ruinata da la guerra, il detto Diomede Leoni fu il primo che diede principio a restaurare le ruine et far alcuni suoi Orti chiamati Leonini, che tornano ad ornato di quel luogo dove esso è nato et a qualche comodità ancora delli viandanti et specialmente Nobili...”. Quest’ultimo passaggio della lettera segnala la straordinarietà dell’opera del Leoni il quale, in tempi così lontani da una concezione del giardino per uso pubblico, realizza questi Orti per “li viandanti”, senza rispondere dunque a criteri di servizio per una dimora nobiliare così come si era soliti fare generalmente per i giardini cinquecenteschi. Non esistono nel territorio senese altri casi di giardini che abbiano tali caratteristiche.

La disposizione del giardino, così come oggi ci è pervenuto, è assai diversa da quella originaria il cui asse centrale era disposto in modo tale da separare la parte geometrica da quella “a selvatico”.

Oggi l’asse portante del giardino è disposto in maniera ortogonale rispetto al primitivo e ripartisce il giardino in due zone simmetriche, trovando un elemento di continuità nella lunga scalinata centrale che spacca in due il selvatico e conduce dal piano d’ingresso alla zona alta. All’inizio della scalinata in travertino un tavolo con Giano bifronte al centro sta a segnare il passaggio tra la parte inferiore e la superiore. Mano a mano che si percorre la scalinata in direzione del piano alto, si incontrano vialetti che dall’asse centrale si dipartono e consentono di inoltrarsi nella ragnaia di lecci.

La superficie occupata dagli Horti è di mq.13.824 ed è distribuita sui due livelli di cui si è parlato: quello inferiore disegnato dai riguadri in bosso e quello di lecci che sale verso l’alto a costituire una sorta di fondale fortemente scenografico. Da oltre cinquant’anni è stata collocata al centro del parterre e delle aiole di bosso una statua raffigurante Cosimo III dei Medici realizzata nel 1688 dallo scultore senese Giuseppe Mazzuoli e commissionata dal cardinale Flavio Chigi. La statua era originariamente collocata nel salone centrale di Palazzo Chigi. La realizzazione della scultura trova una spiegazione nel fatto che il territorio di San Quirico d’Orcia era stato dal granduca Cosimo III di Toscana donato in marchesato al cardinale Chigi nel 1677 e il suo spostamento nel giardino, avvenuto nel 1951, è dovuto alle condizioni del palazzo, in quegli anni pericolante per i danni subiti durante l’ultima guerra.

Nel piano inferiore degli Horti è possibile leggere alcune iscrizioni in latino che sono riconducibili alla personalità del Leoni.

Piante di leccio si incontrano anche sull’ingresso attuale e lungo il lato di sinistra fino a percorrere il giardino in tutta la sua lunghezza. In fondo a questo filare di lecci si trova il Giardino delle Rose, un’appendice collocata al di fuori degli Horti e alla quale si accede attraverso una scala, un tempo esterna anch’essa agli Horti veri e propri.

Il Giardino delle Rose occupa infatti, a partire dagli anni Trenta del secolo scorso, un piccolo spazio prospiciente la Pieve di Santa Maria, situata in prossimità della parte terminale degli Horti Leonini. Quello spazio – prima che un appassionato di botanica lo coltivasse a roseto – era occupato da una piazza che separava, dandole respiro, la chiesa dal giardino e che era denominata “Platea Leonina”. Un intervento recente, realizzato dagli architetti Montuori e Di Noto (1993) e che ha beneficiato di un finanziamento CEE in virtù di un riconoscimento assegnato alla qualità progettuale dell’opera, ha inteso recuperare l’idea della piazza originaria, attraverso una pavimentazione in cotto che richiama anche il vestibolo mattonato all’ingresso degli Horti, e insieme la tradizione popolare, ormai da decenni consolidata, della presenza di un Giardino delle Rose.

La parte superiore ha subìto cambiamenti radicali a partire dalla seconda guerra mondiale. Il prato, circondato dai lecci, vedeva infatti svettare la medievale torre del Cassero alta circa 30 metri minata dai tedeschi in ritirata. Intorno alla torre, alla fine del seicento, era prevista originariamente, come attesta un disegno dell’architetto Carlo Fontana conservato presso l’Archivio Vaticano, la costruzione di quel Palazzo Chigi che fu poi realizzato, su progetto dello stesso Fontana, in altra zona dell’abitato di San Quirico d’Orcia.

Per quanto riguarda la vegetazione degli Horti Leonini, segnaliamo uno studio recentemente condotto dal prof. Paolo Grossoni del Dipartimento di Biologia vegetale dell’Università di Firenze e commissionato dal Comune di San Quirico d’Orcia che nel 1975 ha espropriato il giardino, di cui riportiamo di seguito alcuni stralci tra i più significativi: “Complessivamente sono stati esaminati 37 settori censendo 313 piante a portamento arboreo (tab. 1) e rilevando 156 siepi per una loro lunghezza totale di oltre 2400 m (e precisamente: 1474.4 m per le siepi del geometrico e 1020 m per quelle del selvatico)”. E ancora: “I comparti del geometrico hanno forma regolare e ciascuno è delimitato da una doppia siepe in bosso che circoscrive un’area inerbata (la cui composizione floristica è del tutto casuale) e una pianta di tasso topiata in forma subsferica”. “...lungo il muro del lato sinistro si stende un lungo filare di lecci sagomati. La ragnaia è costituita esclusivamente da lecci (che insieme a quelli del filare rappresentano il 97,12% di tutte le piante a portamento arboreo); numerosissime sono le piante di lentaggine (Viburnum tinus L.) che è la specie prevalente sia dello strato arbustivo sia, in particolare, delle siepi di margine della viabilità interna e di quella limitrofa alla ragnaia. Di recente introduzione sono i cipressi (5); l’unica area altamente polispecifica è il Giardino delle Rose: oltre alle rose sono state censite 13 specie arboree e arbustive (di cui 12 esclusivamente presenti in questo settore)”.

Ci piace ricordare infine che gli Horti Leonini ospitano da quaranta anni la mostra di scultura Forme nel Verde, un evento di rilevanza internazionale e che ha fra l’altro il merito di proporre all’attenzione di studiosi e critici il tema degli interventi contemporanei nel verde storico.

La presenza degli Horti Leonini in San Quirico d’Orcia ha incoraggiato, fin dal 1972, la costituzione, presso la Biblioteca Comunale, di un Archivio Italiano dell’Arte dei Giardini che si è trasformata in un Centro per lo studio del paesaggio e del giardino ‘Fondazione Alessandro Tagliolini’, un progetto che vede il coinvolgimento dei cinque comuni del Parco della Val d’Orcia e delle due Soprintendenze per le province di Siena e Grosseto.

 

(il testo sugli Horti Leonini è del Prof. Ugo Sani)